Revocatoria e trust

Il trust familiare non integra, di per sé, adempimento di un dovere giuridico ed è per questo suscettibile di revocatoria

La costituzione del fondo patrimoniale, anche se per bisogni della vita familiare, non è obbligatoria per legge ma configura un atto a titolo gratuito, non trovando contropartita in un’attribuzione in favore dei disponenti.

(Corte di Cassazione, sez. III Civile, ordinanza n. 25423/19; depositata il 10 ottobre)

La vicenda. Un creditore evocava in giudizio davanti al tribunale competente una coppia di coniugi per sentir dichiarare l'inefficacia nei propri confronti di un atto di conferimento nel fondo patrimoniale della porzione immobiliare, in comunione tra i detti coniugi, deducendo di avere un credito nei confronti dell'uomo della coppia in forza di un decreto ingiuntivo notificatogli anni addietro. Nel giudizio interveniva volontariamente anche un altro creditore della donna della coppia. Il tribunale accoglieva la domanda revocatoria dichiarando inefficace l'atto di costituzione del fondo patrimoniale nei confronti dei due creditori, rilevando che il credito di entrambi era costituito da alcuni decreti ingiuntivi di rilevante importo e che la costituzione del fondo patrimoniale doveva considerarsi a titolo gratuito.

Per tale motivo l’atto era suscettibile di revocatoria, anche se compiuto dai coniugi. In conseguenza dell'anteriorità dei debiti rispetto all'atto dispositivo e della gratuità di quest'ultimo, l'onere probatorio attenuato riguardava solo il periculum damni. Veniva proposto appello avverso tale decisione ma la Corte territoriale, in conclusione, rigettava l'impugnazione con condanna dell'appellante al pagamento delle spese di lite. L’uomo debitore, pertanto, proponeva ricorso per Cassazione avverso tale ultima pronuncia affidandosi a diversi motivi illustrati con memoria.

In particolare, egli deduceva che -contrariamente a quanto ritenuto dalla Corte territoriale riguardo alla natura gratuita del fondo patrimoniale- il negozio rappresenterebbe uno dei normali mezzi di adempimento dell'obbligo contributivo, in modo privilegiato, in quanto tipizzato dalla legge. Infatti, l'esigenza di protezione dei bisogni familiari rappresenta il criterio di meritevolezza tipizzato dalla legge ed il riconoscimento particolare riservato dalla Costituzione ai diritti della famiglia, imporrebbe di postergare gli interessi dei creditori rispetto a quelli dei membri della famiglia stessa. L’uomo qualificava anche errata la affermazione della Corte territoriale secondo cui la costituzione del fondo patrimoniale per fronteggiare i bisogni della famiglia sarebbe suscettibile di revocatoria fallimentare, salvo che si dimostri l'esistenza di una concreta situazione che integri gli estremi del dovere morale e l'intenzione del solvens di adempiere unicamente a quel dovere mediante l'atto in questione.

E contestava, altresì, che la Corte farebbe derivare dalla natura gratuita dell'atto di costituzione tanto l'irrilevanza della intenzione del debitore di ledere la garanzia patrimoniale generica del creditore, quanto la relativa conoscenza o partecipazione da parte del terzo. Secondo la tesi del debitore dalla recente introduzione della figura della proprietà vincolata ex art. 2645-ter c.c. deriverebbe che la destinazione patrimoniale del bene -rispondendo ad uno scopo ritenuto meritevole di tutela- comporta una deroga all’art. 2740 c.c. in ragione degli interessi in concreto perseguiti. Infine, il ricorrente lamentava la decisione con riferimento al profilo della anteriorità dell'atto di disposizione rispetto al credito oggetto dei decreti ingiuntivi, atteso che controparte non avrebbe fornito la prova che la posizione debitoria era maturata prima della costituzione del fondo patrimoniale, giacché quest'ultima era stata trascritta due anni prima dell'emissione delle ingiunzioni di pagamento.

In tema di fondo patrimoniale per bisogni della famiglia. Gli Ermellini nella pronuncia trattano congiuntamente i primi tre motivi perché strettamente connessi, attenendo alla natura giuridica del fondo patrimoniale costituito per fronteggiare i bisogni della famiglia. Per la Suprema Corte le doglianze sono infondate atteso che, in materia, va ribadito che per pacifica giurisprudenza l'atto di costituzione del fondo patrimoniale, anche se compiuto da entrambi i coniugi, è un atto a titolo gratuito e come tale soggetto ad azione revocatoria ordinaria a condizione che sussista la mera conoscenza del pregiudizio arrecato ai creditori.

In particolare, la Corte ricorda che la costituzione del fondo patrimoniale per bisogni della vita non integra di per sé adempimento di un dovere giuridico, non essendo obbligatoria per legge, ma configura un atto a titolo gratuito, non trovando contropartita in un’attribuzione in favore dei disponenti. Per questi motivi è suscettibile di revocatoria, salvo che si dimostri l'esistenza in concreto di una situazione tale da integrare nella sua oggettività gli estremi del dovere morale ed il proposito del solvens di adempiere unicamente a quel dovere mediante l'atto in questione. In altri termini, la Corte ribadisce che l'istituzione del trust familiare, nella specie per far fronte alle esigenze di vita e di studio della prole, non integra di per sé adempimento di un dovere giuridico ma configura un atto a titolo gratuito.

In tema di nozione di ‘credito’, contestazione generica ed anteriorità del credito. La Suprema Corte rileva, poi, che la censura riguardante la contestata anteriorità del credito rispetto all'atto dispositivo è stata formulata in modo del tutto generico, senza contrastare in modo efficace le affermazioni del primo giudice, tanto da non ravvisarsi elementi per modificare la decisione adottata dal tribunale. Tale argomentazione del giudice -secondo la Corte- non è stata contrastata efficacemente neppure nel ricorso per cassazione, rendendo inammissibile per difetto di interesse la doglianza. In ogni caso, precisano gli Ermellini che dallo stesso contenuto del ricorso emerge la anteriorità dei decreti ingiuntivi rispetto all'atto di costituzione del fondo per i bisogni della famiglia.

Ed, inoltre, la Corte territoriale non ha errato nel richiamare l'orientamento giurisprudenziale secondo cui occorre fare riferimento al momento della insorgenza del credito, necessariamente precedente la data del decreto ingiuntivo, perché l’art. 2901 c.c. ha accolto una nozione lata di credito comprensiva della ragione o aspettativa, con conseguente irrilevanza dei normali requisiti di certezza, liquidità ed esigibilità. Tanto è vero che è orientamento unanime che anche il ‘credito eventuale’, nella veste di credito litigioso, è considerato idoneo a determinare l'insorgere della qualità di creditore e ad abilitare l'esperimento dell'azione revocatoria ordinaria verso l'atto di disposizione compiuto dal debitore. In tal senso si è espressa reiteratamente la giurisprudenza di legittimità ribadendo che il credito non sorge nel momento dell'emissione del decreto ingiuntivo nei confronti dei fideiussori, ma al momento in cui è venuta ad esistenza l'obbligazione restitutoria del debitore principale nei confronti del creditore.